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Andrea è la mia priorità


di happysun0013
12.05.2026    |    696    |    0 7.6
"È solo la fine del gioco, quando la mente impara ciò che doveva capire e il corpo si arrende alla memoria..."
Non ho mai scelto davvero questa natura. È come se fosse stata sempre lì, in silenzio, a osservarmi dalle ombre. Un bisogno di appartenere, di arrendermi, di essere guardato e diretto da uno sguardo più forte del mio.

Ogni storia di sottomissione inizia così: con un incontro, o forse con un riconoscimento. Due anime che si annusano da lontano, e capiscono di parlare la stessa lingua, fatta di silenzi, comandi e piccoli tremiti nascosti.

Quando ho iniziato a scrivere, non cercavo nessuno. Scrivevo per capire, per dare forma a qualcosa che non osavo dire. Eppure, a volte, le parole sanno chiamare le persone giuste. Lei è arrivata così — come una risposta che non avevo mai formulato ad alta voce.

Da quel momento, ogni messaggio, ogni ordine, ogni silenzio è diventato parte del mio addestramento. Non solo del corpo, ma anche dell'anima.

L'ho conosciuta quasi per caso.

Su Wattpad, tra i commenti di chi leggeva i miei racconti. Una lettrice attenta, quasi silenziosa, ma capace di cogliere le sfumature più intime delle mie parole. Non di tutti i miei testi — solo di quelli in cui lasciavo trapelare la mia natura più vera: quella di sottomesso, di schiavo, di esibizionista.

Quando ho provato a contattarla, con la scusa di ringraziarla per le letture e chiedere un parere, non mi aspettavo nulla. E invece, poco dopo, me la sono ritrovata tra i follower del mio profilo principale.

Abbiamo iniziato a parlare. Non so dire cosa mi abbia catturato esattamente — forse la calma, o quella sottile autorità che sembrava emergere da ogni suo messaggio. In poche ore ci siamo trovati a discutere di dominazione e sottomissione, dei confini e del rispetto reciproco, di ciò che entrambi consideravamo accettabile e di ciò che, invece, non avremmo mai oltrepassato.

Chiacchierando, ho esposto il desiderio di acquistare un nuovo cordino per legarmi: ne avevo individuato il colore attraverso un semplice sondaggio sulla storia di Instagram.

Tra le richieste c'è la sua: rosa.

Accetto il consiglio e il pomeriggio subito dopo il lavoro, tra una chiacchiera e l'altra mi dirigo alla merceria.

Purtroppo in merceria non trovo molta scelta tantomeno il richiesto colore rosa; la commessa gentilissima mi propone un colore fucsia, che decido di accettare in quanto molto appariscente.

Il giorno successivo è il gran giorno!

E' il giorno della prova cordino, così parcheggio l'auto al solito posto, prima di arrivare al lavoro, abbasso i jeans e lego i testicoli con il nuovo cordino.

Dopo avere fatto qualche foto e averla condivisa con alcuni contatti, tiro su i jeans e vado al lavoro.

Andrea mi contatta a metà mattinata, le parlo del cordino, che so perfettamente avrebbe preferito quello rosa, ma che non trovandone, avevo scelto qualcosa che si avvicinasse alla sua proposta; così le chiedo se vuole vedermelo indossato.

Lei risponde affermativamente ed infilandomi in bagno, non me lo faccio ripetere 2 volte e le mando la foto.

Terminate le foto e ottenuto l'ok e l'invito a rivestirmi, rispondo velocemente

"D'accordo, Miss."

Così riposto il telefono, sistemai i vestiti e tornai al mio posto.

La pausa non durò molto. Un nuovo messaggio lampeggiò sullo schermo:

"Hai mai usato la gabbietta?" chiede lei.

Io rispondo negativamente, e che i miei toys, si fa per dire, sono artigianali o comunque uso cose a portata di mano (cordino, pennarelli, bicchierino) adattate allo scopo.

"Credo che la gabbia dovresti usarla, io te la farei usare" e poi " potresti provare a realizzarla con l'anima della carta igienica".

La cosa mi intriga e la mia risposta è chiara: "mi inventerò qualcosa"

Terminiamo la chat, e il mio pensiero è legato alla sua soddisfazione così mi guardo in giro e trovo una bottiglietta piccola, faccio un minimo di progettazione e mi rendo conto che la cosa sia fattibile: così taglio il fondo della bottiglietta, e poi uso il cordino per creare una struttura per montarmelo addosso e tenerlo stretto, ingabbiando il pisello e contrastare l'erezione.

Faccio una prova, scappando in bagno in orario lavorativo e mi rendo conto che la cosa funziona.

"Ho trovato il modo di costruire una gabbietta" invio.

Lei risponde poco dopo "mostramela", così scatto la foto e la mando; ricevo poco dopo dei consigli su come migliorarla ("la cappella deve essere a pochi mm dal bordo, non così protetta...... e soprattutto devi poter fare pipì senza sporcare tutto sennò potresti avere seri problemi di igiene"), ma già mi rendo conto che quella interazione mi ha eccitato, il sangue sta fluendo verso il pisello spingendo sulla gabbia; ho ancora i jeans abbassati quindi posso regolare il cordino, fatto apposta con dei tiranti, per irrigidire la situazione.

Verifico il pisello ingabbiato e che regge all'erezione smorzandola.

Ricevo un altro messaggio dalla mia miss: "Più tardi ti indico a grandi linee le mie direttive.....poi mi dirai se accetti o no.....se accetti voglio essere l'unica a cui obbedisci".

"D'accordo miss". Chiudo il telefono sistemo i jeans e torno alla mia postazione.

Altro messaggio in arrivo: "Bene..... vai in bagno, scappellati metti una goccia di sapone per le mani sulla cappella e massaggiala per 90 secondi...........ovviamente voglio vedere"

Così ubbidiente, scappo di nuovo in bagno, e realizzo il video richiesto.

Il pisello è subito duro una volta liberato, eccitato alla vista di una camera che lo inquadra.

Metto del sapone sulle dita e massaggio la cappella come richiesto.

Quel leggero solletico mi eccita ulteriormente, ma sono ancora più galvanizzato dal fatto che stia realizzando la richiesta della mia domina.

Invio il video, mi rivesto e torno in ufficio.

"Bene.......tra 30 minuti fallo ancora.....stavolta però usa solo pollice e indice.........e con l'altra mano massaggia i testicoli"

"Dimenticavo: Ah....... crea una striscia adesiva con scritto.......Andrea è la mia priorità......... e attaccala sull'addome in modo che si veda nel video".

Faccio il secondo video e lo invio.

"Miss, voglio continuare con te, sperando possa nascere un buon rapporto di sottomissione, definiamo le condizioni del nostro rapporto"

La risposta arrivò poco dopo: "Nessuna regola. Quando sei libero, fammelo sapere. Se io sono libera, giochiamo. La sera ti darò dei compiti: piccoli gesti, abitudini, dettagli che solo io conoscerò. I tuoi limiti li decidi tu — io ne ho solo uno: niente sangue, niente violenza. Ma non disdegno qualche punizione, se serve a ricordarti chi comanda."
"Buongiorno, schiavo. Oggi niente slip e legatura. Dividi i testicoli. Fammi vedere come ti sta.

"D'accordo, Miss. Sono in auto, appena mi fermo mi lego."

"Ok, Miss. Appena arrivo, mi organizzo e mando la foto."

[foto]

"Siamo allegri stamattina!".

"Si miss, nonappena ho iniziato a mettere il cordino si è svegliato".

"Bene". Dice lei "Voglio che durante il lavoro, ti tocchi con il sapone la cappella. Almeno 3 volte oggi".

Rispondo affermativamente, e prendo a lavorare. Sono eccitatissimo, la legatura tira, e pure troppo.

Cerco di trovare una posizione sulla sedia in modo da stare comodo e non soffrire sotto l'effetto del cordino.

Dopo circa una mezz'ora chiedo alla miss di liberarmi. Il cordino mi sta torturando.

Lei mi autorizza così scappo in bagno a liberarmi.

Appoggio il pisello al lavandino prendo il sapone e inizio a toccarmi. Riprendo tutto e mando il video.

Mi sento quasi sollevato, ma allo stesso tempo colpevole — come se quel dolore fosse un debito che avrei dovuto pagare fino in fondo.

Non risciacquo. Mi rivesto in fretta e torno al lavoro.

Pochi minuti dopo, un nuovo messaggio:

"Bravo. Recupera 3 carote, da 2 da 3 e 4 centimetri; recupera dei preservativi, poi ti darò il nuovo ordine".

Rispondo che provvederò a organizzarmi.

Ricordo di avere già usato le carote, così recupero nell'archivio foto e invio la foto della carota alla miss.

Purtroppo miss l'avevo mandata solo proprio perchè sapevo di averla già usata. La mia miss non è d'accordo con me.

Subisco un rimprovero che mi merito; lei mi rimprovera perchè a lei non interessa cosa facessi prima.

"L'esercizio con la cappella lo farai fino a quando non senti che stai per venire e poi ti fermi. Solo 2 dita e non toccarti; puoi solo massaggiare i testicoli. Stasera a casa farai la stessa cosa, ma usando oltre al sapone anche il peperoncino".

Mando il secondo video intanto, rimanendo in bagno col pisello al vento.

Subito il silenzio della mia padrona, sinceramente arrabbiata per la mia mancanza.

Io proseguo nella richiesta, verso le 16.30 mando il terzo video.

Triste per il suo silenzio, scappo a fine lavoro, arrivo a casa il prima possibile, passo dalla cucina e mi infilo in bagno.

Mi metto nudo, mi sdraio a terra e inizio a toccarmi, non voglio guardare, voglio solo seguire le sensazioni.

Scappello il mio ridicolo pisello e lo massaggio con 2 dita.

Quando si sveglia, prendo il peperoncino e sia pur con timore lo faccio per soddisfare la mia padrona.

Accarezzo la cappella col peperoncino, procedo dall'esterno verso l'interno con movimento circolare. Quando il peperoncino arriva al buchetto, impazzisce e impazzisco pure io.

Sento un bruciore che dalla cappella scende fino ai testicoli, un tremore su tutto il membro.

Mi butto sotto la doccia, tremando. L'acqua fredda scorre, mi costringe a respirare più lentamente, mi restituisce lucidità.

Quando esco, mi avvolgo nell'accappatoio e guardo il riflesso nello specchio. Non so se vedo un uomo o uno strumento, ma so che entrambi appartengono a lei.

Le scrivo: "Perdonami, Padrona. Non sono riuscito a fare il video."

Ho aspettato a lungo.

Dopo la sua richiesta di silenzio, ho taciuto con rispetto e dedizione. Ogni giorno è stato un esercizio di controllo, un atto di fede.

Quel silenzio mi ha marchiato più di qualsiasi parola. Ogni ora senza un suo messaggio era come una punizione invisibile: una frustata che non lasciava segni, ma scavava dentro.

Ho rispettato. Come un bravo sottomesso.

Mi rendo conto che mi ha lasciato. Forse mi ha dimenticato.

Mi sento svuotato, deluso, amareggiato. Mi chiedo se la colpa sia mia. Se non sia stato in grado di darle ciò che cercava.

Forse non ho saputo stimolarla, o forse era destino che finisse così — in silenzio, come era iniziata.

Sono solo. Di nuovo solo.

Questa storia è finita. Aspetterò una nuova Padrona che voglia usarmi.

Ogni storia di sottomissione finisce nello stesso modo: con il silenzio.

Non è una punizione, non è un abbandono. È solo la fine del gioco, quando la mente impara ciò che doveva capire e il corpo si arrende alla memoria.

Lei se n'è andata, ma la sua presenza resta. Non nei messaggi, non nelle foto, ma in quei gesti che ormai compio senza pensarci — il modo in cui respiro, il modo in cui aspetto.

Forse troverò un'altra Miss. Forse no. Ma so che ogni ordine, ogni dolore, ogni attesa mi ha scolpito un po' di più.

E se un giorno qualcuno poserà di nuovo lo sguardo su di me, non vedrà un uomo libero. Vedrà un corpo addestrato al silenzio, un cuore che ha imparato a obbedire.

Perché certe corde, anche quando si sciolgono, non smettono mai di stringere davvero.
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